GEVERNATORE DE LUCA: PRONTI AL VIA CON LE UNIVERSIADI SIAMO RIUSCITI AD INTERVISTARE IL PRESIDENTE DE LUCA

Governatore, le ore corrono e siamo giunti al count down per le Universiadi: lei ritiene che Napoli sia pronta sotto tutti i profili?

“Si, direi che siamo pronti. Sul fronte dell’organizzazione complessiva manca ancora qualcosa ma il più è davvero fatto, a cominciare dagli impianti sportivi – circa 70, ormai quasi tutti in dirittura di arrivo – ed è un vero miracolo.”

In che senso?

I risultati a cui siamo arrivati sono straordinari se si pensa all’accelerazione impressa in dieci mesi e considerando i ritardi con cui siamo partiti: non dimentichiamo che la Regione – per quella che io definisco quasi una follia, ma che abbiamo voluto fortemente e finanziato investendo 270 milioni di euro – è subentrata al Brasile nell’organizzazione con circa due anni di ritardo. Abbiamo fatto davvero un miracolo, e aver portato a termine decine e decine di cantieri in tutta la Campania e per lo più a Napoli, è motivo di orgoglio e deve essere motivo di orgoglio per quanti si sono e si stanno impegnando in questa grande evento internazionale, secondo solo alle Olimpiadi”.

Quali sono gli interventi più importanti che avete effettuato?

“Dallo stadio San Paolo al Collana, dal Palabarbuto, dalla piscina Scandone a quelle della Mostra d’Oltremare, tutte queste strutture hanno beneficiato del nostro intervento: ma anche Pozzuoli, Casoria e tutti i capoluoghi di provincia coinvolti dispongono adesso di impianti sportivi ora rinnovati e moderni, al posto di apparati vetusti, spesso abbandonati da decenni. Noi li abbiamo rimodernati, ma abbiamo creato anche strutture completamente nuove, che rimarranno dopo le Universiadi, sperando poi che dai Comuni cui sono affidate non vengano abbandonati”.

Sul versante sicurezza quali sono i dispositivi previsti?

“Ovviamente ci sono problematiche di grande rilievo dietro l’organizzazione di una Universiade e la sicurezza – considerando gli oltre 120 Paesi che parteciperanno – è una priorità. Occorre ringraziare sin da ora l’impegno delle forze dell’ordine che hanno predisposto un piano operativo che coinvolge ai livelli più alti tutte le istituzioni: è opportuno sottolineare che le Universiadi rappresentano un banco di prova per l’immagine di Napoli nel mondo e tanti imprevisti potranno comunque verificarsi. Saranno giorni delicati, in cui nulla è lasciato al caso e dove la prevenzione rappresenta il primo tassello della sicurezza, per cui ci saranno in campo molti uomini e mezzi: non daremo l’idea di una città blindata ma veicoleremo, invece, l’immagine di una Napoli accogliente, sicura e più attrattiva che mai per il turismo.

Ma su questa immagine della città non graveranno, a suo giudizio, i default di buche, cantieri aperti ovunque (via Marina in primis), traffico stretto in colli di bottiglia, viabilità rallentata, smog a livelli allarmanti, disagi che subiscono quotidianamente i cittadini? Sotto questo profilo che spettacolo offrirà Napoli a migliaia di stranieri e visitatori?

 “L’Universiade è una vetrina internazionale per Napoli e l’intera Campania: saremo al centro del mondo, degli occhi di tutto il mondo. Certo, sono preoccupato per i cantieri aperti, per la mobilità che sarà essenziale già tra pochi giorni e per le condizioni igieniche e di decoro in generale: stiamo lavorando a un piano per la mobilità che duri per l’intero periodo delle gare e che è già in via di attuazione, sgombrando alcune strade strategiche e creando percorsi veloci per gli atleti.

Anche qui occorre presentare la bellezza, la grande bellezza di Napoli e per farlo occorre, come su altri fronti, uno sprint deciso e concreto: ci auguriamo che tutti facciano la parte fino in fondo per lasciare che tutti godano della storia, della cultura, delle bellezze di una città ospitale e accogliente, di una grande capitale del mondo qual è Napoli.

 

Si parla molto della crisi Sanità, dopo tanti servizi giornalistici, le aggressioni negli ospedali, la scarsità di personale: dopo il grande risanamento da lei avviato quali pensa siano ad oggi i punti critici? E quali le eccellenze?

 “Partiamo dall’inizio. La Sanità campana è stata commissariata nel 2009: e a ragione, visto che aveva accumulato 9 miliardi di debiti. Gestioni allegre e creative, ma io dico clientelari: quando siamo arrivati noi non ci siamo messi a dire “è colpa di chi è venuto prima”, ma ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo messi a lavorare sodo. Innanzitutto per riportare in equilibrio il bilancio, in una Regione dove le Asl e le Aziende ospedaliere non avevano approvato i propri conti consuntivi, alcuni addirittura dal 2013: e qui voglio ricordare che a Roma ci chiedevano – con il sorrisetto beffardo – come avessimo fatto ad approvare l’intero bilancio della Regione Campania. “Creatività”, diciamo così, era la nostra risposta ironica. Sempre allora i Lea (livelli minimi di assistenza) avevano visto precipitare la Campania all’ultimo posto della griglia nazionale. Ultimi. Oggi non c’è più alcuna ragione per mantenere il commissariamento in Campania, giacchè abbiamo tutti i bilanci in attivo, e con i Lea abbiamo abbondantemente superato la soglia richiesta dai parametri ministeriali. Indubbiamente ci sono ancora punti critici, come quello dello screening oncologico e quelli che riguardano la medicina territoriale, ma abbiamo – grazie a medici e personale sanitario, – compiuto un miracolo e una rivoluzione. Non dobbiamo mollare di un centimetro e continuare. Ma ben oltre le aggressioni mediatiche politiche (spesso conseguenza di aver smantellato un sistema di illegalità diffusa) e sulla sanità, Napoli e la Campania mettono in vetrina ogni giorno eccellenze e professionalità, con risultati straordinario di livelli internazionale: basti pensare al Pascale, al Santobono, al Cardarelli. Ma in ogni struttura sanitaria esistono eccellenze e professionalità di altissimo livello.”

Si parla molto della proposta di governo in materia di economia differenziata; qual è la sua opinione sul federalismo regionale?

“Il primo accordo sull’autonomia differenziata, quello tra il Veneto e il Governo, è stato bloccato dalla Campania, da noi posso dire con orgoglio, alla vigilia del 13 febbraio scorso, quando stava passando nell’indifferenza generale. La Campania non è contro l’autonomia, e infatti ci siamo anche noi tra le regioni che la chiedono: sono in prima linea non solo Veneto, Lombardia, Emilia, ma anche la Campania. Noi accettiamo fino in fondo la sfida dell’efficienza e siamo i primi a batterci contro le aree di parassitismo, malgoverno, cialtroneria, in particolare in alcune realtà del sud. Dunque accettiamo la sfida dell’efficienza ma dobbiamo capirci bene: un conto è dare alle Regioni la formazione professionale, altra è rompere l’unità del sistema scolastico nazionale, perché questo è inaccettabile poiché la scuola pubblica è il principale soggetto di costruzione della coscienza nazionale. Così come non si può rompere il sistema sanitario nazionale; quindi possiamo andare avanti con tranquillità, se ci diamo un obiettivo che salvaguarda innanzitutto l’unità nazionale”.

Non ritiene che il Sud verrà nuovamente penalizzato a favore di altre regioni?

“C’è l’esigenza di un dibattito parlamentare vero, preventivo, il Parlamento non può dire solo sì o no: innanzitutto bisogna definire i fabbisogni standard, capire la ricaduta delle misure sul bilancio dello Stato evitando il caos prodotto con la riforma delle Province. Poi va capito quali materie hanno carattere nazionale e devono continuare ad averlo: acquisito questo si può andare avanti, tenendo conto delle esigenze diversificate delle varie aree regionali.”

 

Alberto Alovisi